Piede Piatto

Piede Piatto

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TRATTAMENTO CHIRURGICO DEL PIEDE PIATTO
Dipende dal grado di deformita’ e dalla sintomatologia. Nel piede piatto iperpronato in cui non vi sia ancora una degenerazione artrosica , sia che si tratti di un piede congenito sia causato dal cedimento del tibiale posteriore, e’ indicato un trattamento molto semplice,chiamato artrorisi subastragalica. Questa consiste nell’inserimento ad incastro di una vite di forma particolare all’interno del seno del tarso, tra calcagno e astragalo in modo da impedire l’eccessiva pronazione dell’articolazione sottoastragalica, responsabile della deformita’ del profilo interno del piede e dell’ appiattimento della volta. Tale intervento si esegue mediante un piccolissimo foro sotto al malleolo esterno applicando un apposito strumentario guida che ci permette l’inserimento della vite nell’orifizio esterno del synus a cielo chiuso per via percutanea mediante l’utilizzo della scopia. Tale metodica e’ scarsamente invasiva e consente una correzione immediata e spettacolare della deformita’, senza bisogno di immobilizzazioni postoperatorie e con brevissimi tempi di convalescenza (20 giorni circa). Appena il paziente riesce ad appoggiare il piede con pieno carico, si apprezza immediatamente il riallineamento del retropiede, con il ricentramento dell’asse della gamba sul piede e la scomparsa della caratteristica prominenza del malleolo interno.  A livello del bordo interno si appreza la comparsa della volta, apprezzabile a occhio nudo ma soprattutto al podoscopio, ma l’evidenza dell’avvenuta correzione si puo apprezzare soprattutto dalla correzione degli angoli di deformita’ radiografici, con la normalizzazione degli indici di caduta astragalica, nelle varie proiezioni. Nei casi in cui e’ presente una severa valgizzazione del retropiede, senza significativa artrosi articolare, e’ indicato un’intervento molto diffuso, consistente nell’osteotomia (sezione e riposizionamento dell’osso) di medializzazione del calcagno. La porzione posteriore del calcagno nel piede piatto pronato e’ posto esternamente rispetto all’asse e viene ricentrato traslandolo internamente sul corpo dello stesso calcagno. Nei casi piu severi, con degenerazione artrosica delle articolazioni sottoastragalica e astragalo scafoidea , con dolore e zoppia al carico, e’ indicata l’artrodesi sottoastragalica associata o meno alla artrodesi della astragalo scafoidea, cioe’ la fusione delle articolazioni artrosiche, in modo da evitare l’attrito doloroso delle faccette articolari degenerate contrapposte, correggendo anche la deformità. E’ un intervento che ci permette di ricostruire la forma del piede ed eliminare il dolore, senza compromettere la motilita’ e la funzionalita’ globale, ma che prevede un tempo di immobilizzazione e di assenza di carico di circa due mesi.
Trattamento chirurgico del piede piatto nel bambino

Il trattamento chirurgico. e’ sicuramente indicato nei bambini di 10 -12 anni con piede piatto di 3° o 4° grado, con severa valgizzazione del retropiede. 

L’intervento  consiste nell’introduzione nel seno del tarso di una endortesi per via percutanea attraverso una piccola incisione della cute.

Il synus è quello spazio normalmente esistente tra calcagno e astragalo e tra le articolazioni della sottoastragalica la cui eccessiva pronazione e’ responsabile della deformita’.

L’introduzione pertanto di una vite ad incastro in espansione in questo spazio (artrorisi subastragalica), o avvitata nel calcagno in modo che la testa sporga nel pavimento del synus (calcaneo stop), limita l’iperpronazione impedendo lo scivolamento dell’astragalo sul calcagno.

Tale correzione e’ inizialmente di natura meccanica ma successivamente assume una valenza propriocettiva, in quanto lo stimolo meccanico esercitato dalla vite a livello dei recettori presenti nei tessuti del synus tarsi stimola per via riflessa i muscoli deputati al mantenimento della volta la cui tensione viene adattata alla nuova situazione e mantiene la correzione anche dopo la rimozione della vite che generalmente avviene dopo quattro anni.

L’intervento e’ tecnicamente semplice, con l’ausilio di strumentari appositi che permettono di inserire la vite per via percutanea attraverso un piccolo forellino della cute.

Si esegue in Day Hospital, non da luogo a edema post-operatorio, e il dolore quando presente e’ controllato con banali farmaci antidolorifici.

Il decorso post-operatorio varia a seconda del tipo di ortesi utilizzata. In caso di calcaneo stop dopo qualche giorno il bambino scende dal letto ed esegue i primi passi con cautela e con il piede in supinazione , appoggiando sul bordo esterno. Dopo due settimane deambula con apprensione ma senza dolore, ancora in leggera supinazione, il passo si normalizza progressivamente. Se viene utilizzata una endortesi riassorbibile o meno viene confezionato un apparecchio gessato senza carico per dieci giorni circa e con carico nella successiva settimana.I risultati sono ottimi.

La correzione e’ immediata e clinicamente si apprezza la completa correzione della valgizzazione del calcagno. Essendo una procedura mininvasiva rarissime sono le possibili complicazioni. Può presentarsi una  intolleranza alla vite che eventualmente viene rimossa senza danni.